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I salumi nel 2020 saranno più cari: colpa della peste suina in Cina

I prezzi della carne destinata a insaccati e salumi sono saliti del 40% nel 2019. A causa della corsa all’import di carni da parte della Cina, spinta da una dieta più carnivora per l’aumento del reddito pro-capite e per la peste suina che ha decimato il suo patrimonio zootecnico. E nel 2020 questa tensione sui prezzi sarà destinata ad avere effetti anche sui consumatori. Tra i primi a parlare di rischio rialzo dei prezzi, i produttori altoatesini di speck e il re della bresaola, la valtellinese Rigamonti. «I consumatori, ma soprattutto i 29 produttori di speck altoatesini del Consorzio dovranno fare i conti con prezzi più elevati» ha detto il presidente del Consorzio Tutela Speck Alto Adige Igp Andreas Moser. Claudio Palladi, vice presidente del Consorzio di tutela della Bresaola Igp, e ad di Rigamonti, stima che il 2020 sarà «un anno di transizione nei volumi, ma gioco forza il fatturato salirà del 10%». «Per l’industria di trasformazione — precisa il presidente di Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi), Nicola Levoni — il costo della materia prima rappresenta dal 50% fino al 75% del costo totale di produzione. Incrementi come quelli che si stanno registrando sono diventati insostenibili per l’industria della produzione di salumi. Se le condizioni di mercato non miglioreranno sensibilmente nei prossimi mesi — ha sottolineato Levoni — almeno il 30% delle nostre imprese si troverà in una situazione di difficoltà economica e finanziaria».

«La Cina ha squinternato tutto il mercato globale — spiega all’Ansa il direttore di Assocarni Francois Tomei — e, dopo avere soppresso migliaia di animali per la peste suina, la perturbazione non potrà essere passeggera anche perché è aumentata la domanda di altre carni, dai bovini al pollame. E nell’ultimo mese e mezzo la carne brasiliana costa il 30% in più. Non è solo una questione di prezzi — aggiunge Tomei — i cinesi pagano all’impronta e gli esportatori prediligono i pagamenti cash. Il Mercosur sembra perciò avere meno interesse rispetto al ricco mercato Ue. È un fenomeno che va tenuto sotto osservazione, come è importante che l’Unione europea mantenga una indipendenza zootecnica che ci garantisca dai picchi dei listini oggi trainati dall’Asia, un domani dall’Africa. Deve essere un monito, anche se la Ue non è un grande importatore da Paesi terzi».

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